Non sono mai stata campanilista, non ho mai difeso Napoli a spada tratta, nonostante sia la città – bella da capogiro – dove sono nata e cresciuta, dove ho trascorso i momenti più felici e quelli più tristi della mia vita, dove vive il 90% delle persone che amo di più al mondo.
I miei genitori mi hanno insegnato che, se avessi coltivato delle radici forti, mi sarei sentita libera, in ogni momento, di andare ovunque, di andare via, senza sentirmi mai troppo lontana. Anzi, spesso mi hanno spinta a farlo.
Io non tifo la squadra del Napoli, il calcio non mi appassiona, al punto che, una volta, il mio ex più importante, nonché il più tifoso, mi lanciò una sfida: “Che cos’è il fuorigioco?”, sicuro che, almeno quello, lo sapessi! Io, ostentando una certa risolutezza: “Quando la palla va a finire fuori dal campo di gioco.”, in fondo, non faceva una piega, no? 🙂 .
SPOILER: sono passati un po’ di anni e, tuttora, non mi è ben chiaro in cosa consista, ma andiamo avanti, perché il focus non è questo. 😛
In questi giorni ho respirato, attraverso i social, attraverso i video e le foto che mi mandano da Napoli, la trepidante attesa di una vittoria che non è ancora arrivata, la magia di una città che non desidera altro da mesi ormai e che, intanto, fa ciò che, forse, le riesce meglio: festeggiare, travolgere, incantare tutti.
Con TUTTI, intendo chi ci vive, chi non ci vive più, chi la conosce per sentito dire, quando il sentito dire è a volte severo (spesso giusto, altre volte no), chi: “Bella Napoli! Ma sai che ho dei parenti lì?”.
Davvero TUTTI.
Credo mamma e papà parlassero esattamente di questo, credo si chiami senso di appartenenza, un legame che non è mai un legaccio, la cosa più eccitante e, al tempo stesso, rassicurante al mondo.
Io, nella vita, vorrei provare a salire al piano più alto del mio grattacielo, ma posso immaginare di farcela solo perché ho delle fondamenta molto solide.
Non è forse questa la vera meraviglia?
