Quasi un anno esatto da quando distribuivo preservativi, mascherine ed Amuchina alla mia festa di compleanno, per sdrammatizzare una situazione che mai e poi mai avrei immaginato si sarebbe rivelata così drammatica; per enfatizzare, con inconsapevole leggerezza, il concetto di protezione.
Ed eccomi qua, tocca anche a me compiere gli anni in pandemia, come è toccato un po’ a tutti, circostanza statisticamente certa, dal momento che è trascorso, appunto, un anno da quando abbiamo iniziato, “ridendo e scherzando”, a proteggerci, a stare attenti a tutto, ad evitare cose e persone.
Ve lo dico, sto per tirare un po’ di somme: faccio spoiler per consentirvi di “cambiare canale”, finché siete in tempo. 😊
Il compleanno è quel momento dell’anno che, a livello di stato d’animo, assomiglia tantissimo al 1° settembre o al Capodanno: quel momento in cui tutta la tua vita degli ultimi mesi ti scorre, inesorabile, davanti agli occhi e quindi cerchi di immaginare il tuo futuro prossimo senza i soliti errori, le solite pippe, le solite cose che non funzionano, ma che, invece, riproporrai, con la stessa tenacia di ogni anno, quasi ti ci sia ormai affezionato e non possa più farne a meno. ❤️
Comunque, a me non sembra passato tutto questo tempo.
Si dice che il tempo voli quando ci si diverte, quindi proprio non saprei spiegarmelo ‘sto fenomeno, visto che non ho fatto all’incirca un cazzo, come tutti.
Eppure, la mia vita sembra ieri. Quella normale, intendo.
Quella in cui salutavo chiunque con un bacio, lavavo le mani spesso, ma non così spesso, mettevo il rossetto rosso senza preoccuparmi di sbavarlo con la mascherina, attraversavo la città di corsa tutte le mattine, per andare a lavorare in ufficio (in ufficio, che emozione!) e per poi tornare, la sera, a casa mia, casa che era la mia cuccia, non ancora la mia gabbia.
Quella in cui non avevo ancora Netflix, non avevo ancora un blog, non avevo attacchi di panico da moltissimo tempo.
Quella in cui andavo a pranzo, la domenica, dalla mia famiglia e mi sembrava la cosa più sana del mondo, stare tutti intorno a un tavolo, senza dover rispettare le distanze di sicurezza… Ora che ci penso, forse non conoscevo alcuna distanza di sicurezza.
Quella in cui conoscevo una persona che mi piaceva facendoci l’amore, non (solo) parlandoci al telefono, in cui non avevo ancora idea che ci si possa sentire un po’ più vicini agli amici in moltissimi modi alternativi, nonostante tutto, anche se non ci si può passare la birra.
Quella in cui ero zero o cento nelle mie cose, tutto o niente (più spesso tutto, troppo), percepivo meraviglioso o tremendo, quello che vivevo.
Senza vie di mezzo, con tinte sempre troppo forti, accese, senza la capacità di prendermi quello che capitava con la serenità di chi, a volte, deve solo aspettare. E stare “con le mani in mano”.
Ecco, quest’anno ho inserito nel mio vocabolario la parola “aspettare” ed ho provato un inaspettato senso di libertà: mi sono sentita libera dalla foga vitale di voler tutto e di volerlo subito, nella buffa convinzione di poter sempre fare qualcosa.
Lo so, sembra paradossale parlare di libertà in questo momento storico…
Ed ho riempito la mia tavolozza con colori dai toni più miti, ché, altrimenti, a volte si rischia di perdersi un sacco di sfumature. 😉
Alla soglia dei 38, è ancora lui, il mio maledetto vizio di trovare sempre qualcosa di positivo, anche in quest’anno di merda. ❤️

8 comments
Amica sorellina mia! Sempre ottimista. Sempre avanti!
Un vizio da non perdere, nemmeno nei momenti peggiori, ricordi? Bisogna trasformare il veleno in medicina….
Articolo bellissimo! Come la scrittrice!
L’allegria che ti contraddistingue sarà il tuo successo sempre!
Ma quanto mi piace tutto quello che ho letto
Mi adorata Dedé sei proprio speciale ♥️
Piccina bella ❤️
Tanti auguri piccola Federica, sei una persona meravigliosa! Ti seguirò assiduamente.
A bientot😘
Riesci sempre a trovare la strada giusta anche nei percorsi più difficili e tortuosi. Spesso è molto faticoso, lo so, ma non ti ho mai visto arrendere. Sei una persona speciale!
Sono capitato per caso su questo blog. Se questo è l’inizio, vale la pena ritornarci per caso.